Il prezzo della dignità

L’uomo con una borsa piena di monete appesa al collo è l’immagine medievale forse più ricorrente che esprime sia la condanna sociale che quella religiosa per il procacciamento o l’uso perverso del denaro. Una ricchezza ‘…male acquisita o illecitamente tesaurizzata…’, fa precipitare il peccatore all’inferno, non riuscendo questi a liberarsi del fardello. Tale icona rappresenta figure e personaggi biasimevoli, gretti, detestati, tra i quali  l’avaro, l’usuraio, il falsario, il mercante disonesto, Giuda Iscariota.

Stiamo trattando i celebri trenta denari, i quali altro non sono che il prezzo della dignità, dell’anima di una persona.

Recentemente, un professionista, tra gli uomini riconosciuto con la qualifica di avvocato, è riuscito, grazie ad un’invidiabile (non da me) furbizia ed una grossolana dose di scomposta scorrettezza, a farsi attribuire da un giudice di pace (non fatevi ingannare dalla definizione) un credito supplementare nei miei confronti di circa un migliaio di euro come ulteriore pretesa per servizi in realtà mai eseguiti. Una manciata di spiccioli, ai giorni nostri circa trenta denari. Ebbene, trasparenza, correttezza, fiducia riposte in questo tecnico del diritto, ahimè, sono state mal riposte e mi hanno lasciato un retrogusto che ha il sapore della delusione, tanto da farmi sentire inadatto e sprovveduto visto che per non correre questo rischio sarebbe bastato chiedere, alcuni anni fa, all’inizio del rapporto professionale, la formalizzazione di un preventivo ma sai, la fiducia, questa scomoda ma preziosa compagna di viaggio, ogni tanto mette alla prova i miei interlocutori e ne pesa l’anima.

Su questo piano d’esistenza, nei palazzi di marmo è difficile trovare Giustizia, ma se osservi attentamente, ti accorgi che ciascuno di noi, attraverso le sue azioni, è giudice di sé stesso.

Non abbiamo altre offerte? Altra dignità per mille e uno, mille e due…  

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