Essere o sembrare: questo è il dilemma!

Camino

La raccapricciante storia che mi accingo a ripercorrere (il più fedelmente possibile ma rispettando le esigenze contemporanee di sintesi) riguarda un bizzarro episodio in cui ho svolto la parte passiva di incredulo testimone mentre, nelle anacronistiche vesti di pellegrino, percorrevo il Cammino di Santiago. Tutto è accaduto durante una fredda mattina di fine luglio (ebbene sì, luglio ed agosto sono stati alquanto inusuali) a Viloria de Rioja, un ridente villaggio di 45 abitanti in provincia di Burgos, nella Castilla y Léon, in Spagna. Era il 30 luglio 2019, ore 10:45 circa.Strada deserta
La gelida alba, il vento tagliente ed i nudi paesaggi avevano invero suggerito che, forse, sarebbe stato un azzardo mangiare dell’anguria a colazione e bere tanta acqua prima e dopo il café con leche e prima del succo d’arancia. Benedetto zumo de naranja, così buono e nutriente eppur così fatale! Non accetto consigli dalla mente appena sveglia, quindi ignoro la sua analisi automatica e mi idrato a zampogna. Nel corso del cammino, arrivano puntuali i primi intermittenti alert dalla vescica, i brividozzi lungo la schiena. Sempre più frequenti, sempre più impertinenti, insistenti, prepotenti. Con me, altri peregrinos nella stessa penosa condizione.
Era indispensabile arrivare quanto prima possibile al primo villaggio: bisognava fare pipì. Girasoli
Così, il piccolo gruppo di pellegrini di cui facevo parte in quel momento, aumentò l’andatura. E poi via, ancor più veloci, quando Adele ebbe manifestato apertamente la sua disperazione: da lì a poco si sarebbe arresa. Non sia mai detto! Un altro chilometro e saremmo arrivati a Viloria de Rioja, il simpatico borghetto che vanta apertamente la sua posizione geografica all’interno del Cammino di Santiago, come a rimarcare la propria sacralità, la vicinanza affettiva alle fatiche dei pellegrini che qui possono trovare il meritato e tanto sospirato ristoro. Mentre mi affanno sotto il peso della mochila e della mochiletta marsupiale (poi ve lo spiego, nella specifica sezione dedicata al cammino 2019) ed i sassi che mi sono entrati nei sandali mi ricordano quanto è dura la realtà quando non si ha molto tempo, controllo la guida digitale… Bene! Rifugio X ed Y a Viloria de Rioja hanno accoglienza a mille stelle. Faremo pipì. Anzi, no
Ostelli chiusi, paese deserto. Adele implora una prima donna e poi una seconda, rintanate nelle uniche due abitazioni dalle quali si percepivano provenire segni di vita ma no.
No. Nessuno apre, ci dicono di andare via senza troppi giri di parole. Ci sfanculano.
Muore così la speranza della resurrezione psicologica da svuotamento della vescica.
Partiamo e percorriamo a razzo i quattro chilometri che ci separano dall’attribuzione ad honorem delle stimmate da martirio, una volta raggiunto il centro di Villamajor del Rio, che conta ben 253 abitanti, dove finalmente riusciamo a liberarci. Viloria de RiojaAll’epoca del fatto non esisteva ancora (ahimè) l’hashtag #dedox, del quale parlerò appena possibile, pertanto ci siamo presi la libertà, nello smascherare (avendola subita) la grottesca bigotteria di un borgo la cui unica espressione di vicinanza ai pellegrini è stata il corrispettivo dell’espressione napoletana: «Jatevenne», di lasciare un grugno non tanto al freddo e spopolato borghetto, quanto al vuoto immenso che lo striscione vuole ostentare, senza essere.

P.S.: La pellegrina in foto è Adele.

E questo è il #dedoxDedox striscione dedicato allo striscione dal significato farlocco e vanaglorioso, affinché gli sia di adeguato sostegno. 

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