Presunto presuntuoso

Presunto qua, presunto là… Dov’è il colpevole nessuno lo sa!

Il delirio del garantismo, il protezionismo dei diritti del reo (ma non i doveri, bada bene!) ha partorito numerose mostruosità interpretative e odiose derive linguistiche che hanno prodotto un bel daffare alla semantica lessicale, la quale stenta a star dietro ad asinerie sempre più diffuse ed accettate, forse segno di un progressivo istupidimento collettivo ormai trattato come normalità. Sulla mostruosità della definizione “normale” torneremo un’altra volta. Oggi tratto il “…presunto omicida che presumibilmente ha dato ventisette presunte coltellate alla presunta fidanzata al termine di un presunto litigio.” È orrendo constatare che neppure di fronte ad episodi di flagranza di reato il narratore descriva mai, in modo obiettivo, ciò che è accaduto, ponendosi invece, immediatamente, in difesa dei diritti (reali o presunti) del reo, magnificandone la presunzione d’innocenza, perché la prova si forma in dibattimento ed il giudice stabilisce se un presunto colpevole è colpevole o innocente. Quando parlo di “narratore” mi riferisco in modo esplicito al mainstream in ogni sua espressione. E così, ascolta che ti ascolto, il popolino ripete, ripete, ripete, acquisisce e fa proprio il concetto, il quale si consolida e si riproduce anche senza il bisogno ulteriore della tivù che lo diffonda.

La Giustizia effettiva non combacia con la giustizia tribunalesca, che è ben altra cosa.

Ripeti con me: un assassino resta assassino, anche se un tribunale che non riesce a provarlo dice che non lo sia. Chi ruba è un ladro, anche in assenza di prove. Chi ha colpa è colpevole.

La realtà è ciò che esiste, non si forma, né mai lo farà, in alcun tribunale.

Presunti saluti.

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