Pensare impositivo

Negli ultimi giorni, su istanza dell’ONG “AVAAZ” (parola il cui significato è all’incirca: “il suono che rompe il silenzio”), facebook ha chiuso numerose pagine e profili che, secondo il parere unilaterale della piattaforma social, diffondevano fake news (leggasi: “minchiate”). Un’organizzazione non governativa che ha sede a New York segnala a facebook l’esistenza di pagine che diffondono notizie false (in gran parte riconducibili ai due schieramenti politici che hanno vinto le elezioni in Italia) e facebook le chiude. Così, detto fatto. «Zitti, voi, non dite minchiate.» E non malignate pensando che sia una manovra politica pro-europeista solo perché accade proprio mentre lo schieramento politico perdente è tornato al potere con cervellotiche manovre di palazzo, acclamato dai rappresentanti dei paesi che lucrano sulla vostra nazione! Suvvia…

Evviva! 

Mica tanto. Personalmente, attualmente non mi schiero politicamente perché penso non vi sia una valida rappresentanza che sposi le mie idee né persone oneste e coerenti che possano validamente supportarle, tuttavia mi urto quando noto che, subdolamente (e nemmeno così tanto), dittature europeiste s’insinuano nel nostro sistema democratico al fine di imporre un’idea. Imparo, come chiunque, anche da chi ha idee differenti dalle mie. Adoro le diversità perché sono la testimonianza dell’eterogeneità di pensieri e culture. Mi arricchisco osservando prospettive diverse dalla mia. Ascolto, leggo, deduco. Amo chi la pensa in modo diverso dal mio, anche chi dice minchiate. Non penso di aver bisogno di una ONG newyorkese con a capo uno sconosciuto (a me) canadese che mi dica dove guardare, né cosa ascoltare. È violento, mi disturba, mi molesta, tant’è che mi vien voglia di lanciare una petizione (e forse lo farò davvero) sulla stessa AVAAZ affinché sia chiusa AVAAZ, perché imbavaglia la gente ed io voglio ascoltare tutti.

Anche in questo caso mi trovo di fronte ad un interrogativo che genera dissonanza cognitiva, però facilmente risolvibile: è un suono che rompe il silenzio come ama definirsi o è il silenzio che soppianta il suono? La risposta  è nelle azioni, non nella definizione. L’attuale lotta tra l’essere ed il sembrare. Chi imbavaglia, violenta. Chi si presta è parte della dittatura. 

E, chi ci casca, è un babbeo.

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